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TORINO - 10-08-2018 - Molti cacciatori plaudono

alla decisone del Governo di impugnare di fronte alla Corte Costituzionale la Legge regionale sulla caccia, approvata nello corso giugno dopo un dibattito che s'è prolungato per almeno sei anni. Secondo il Governo, la legge contiene infatti margini di incostituzionalità, ovvero la Regione Piemonte avrebbe ecceduto alle sue competenze, in particolare, come si legge nella nota stampa del Consiglio dei ministri: "Alcune norme, riguardanti l’esercizio dell’attività venatoria nei fondi privati e il calendario venatorio, eccedono dalle competenze regionali invadendo le materie dell’ordinamento civile e della tutela dell’ambiente, riservate alla legislazione statale dall’articolo 117, secondo comma, lettere l) e s), della Costituzione”. Da qui il ricorso del Governo alla Corte.
Ma il PD non ci sta "Una 'rappresaglia'. Non si puó definire altrimenti il fuoco di fila di questi giorni contro la Regione Piemonte da parte del Governo a firma Lega e 5 Stelle - affermano i consiglieri regionali Nadia Conticelli e Vittorio Barazzotto - . E che sotto la scure leghista sia caduta pure la legge sulla caccia é paradossale. Abbiamo trascorso mesi di discussione, prima in commissione e poi in aula, a sentirci dare 'lezioni' di ambientalismo dai colleghi del Movimento 5 Stelle. Peraltro per dotare la nostra Regione nuovamente di una legge di gestione dell’attività venatoria, dopo che la giunta guidata dal leghista Cota aveva cancellato con un colpo di mano la legge piemontese, lasciando dietro di sé un vuoto normativo inedito per il Piemonte.
In particolare l’articolo 6 impugnato ieri introduce un elemento di trasparenza, cioè la possibilitá del silenzio assenso sulle richieste motivate dei proprietari che intendano vietare la caccia sui propri terreni. Un aspetto su cui i 5 stelle insieme al Partito Democratico avevano molto insistito. Peraltro una tutela della libera scelta dei cittadini sulla loro proprietá. Ora la legge é stata impugnata dal Governo di centro destra, per lanciare un chiaro messaggio alle lobbies piú intransigenti dei cacciatori. Le preoccupazioni ambientaliste e di tutela dell’avifauna piemontese sono giá dietro le spalle".
Oltre alla possibilità data ai proprietari dei fondi di proibire la caccia sui propri terreni, sono in realtà diverse le norme contenute nella legge malviste dal popolo dei cacciatori: dal divieto di cacciare durante tutte le domeniche di settembre, all'introduzione di 15 specie non cacciabili. La legge ha tra l'altro disposto la "riorganizzazione" dei comprensori di caccia, obbliga i cacciatori a indossare un giubbotto retroriflettente ed a superare obbligatoriamente una prova di tiro in poligono almeno ogni 30 mesi per l'uso della carabina nella caccia di selezione, inserisce quindi misure straordinarie di controllo della fauna selvatica. Aspettando il pronunciamento della Corte Costituzionale, che prevedibilmente giungerà tra alcuni mesi, la legge resta in vigore. (a.d)

 

 

 

 

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