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ascia taglio

VCO-08-10-2019- Oggi è’ stata modificata la Costituzione con la riduzione del numero dei parlamentari. In Piemonte si scende da 22 a 14 senatori e da  45 a 29 deputati. Ce lo spiega l’avv. Carlo Crapanzano 

La Camera dei deputati ha approvato in seconda votazione e in via definitiva la riforma costituzionale. Adesso i parlamentari quanti saranno?

Sono stati modificati gli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione. La modifica prevede l’abbassamento da 630 a 400 del numero dei deputati (compresi gli 8 eletti all’estero) e l’abbassamento da 315 a 200 dei senatori (compresi i 4 eletti all’estero). L’ulteriore novità è che il numero dei senatori a vita nominati dal Presidente della Repubblica non può essere in nessun caso superiore a 5 e cioè ogni Presidente della Repubblica non potrà nominare altri senatori a vita se ce ne sono già cinque e finché il numero non si abbassa: in quel caso può integrare il senatore mancante. Resta fermo che ogni ex Presidente della Repubblica è senatore a vita. 

Per il Senato ci sono altre novità?

Sì, c’è una novità importante sul numero dei senatori che era attribuito alle Regioni. Il terzo comma dell’art. 57 è stato modificato riconoscendo alle due Province autonome di Trento e Bolzano il diritto di avere ciascuna almeno 3 senatori, mentre prima di questa riforma si faceva riferimento solo alla Regione Trentino Alto Adige. Quindi adesso cambiano i rapporti di forza tra la Regione Trentino Alto Adige e le sue due Province autonome. Comunque ogni Regione non potrà avere meno di 3 senatori, tranne il Molise che ne ha 2 e la Valle d’Aosta che ne ha 1.

La riforma entra subito in vigore?

Siccome la riforma costituzionale è stata approvata in seconda votazione con la maggioranza assoluta e non con la maggioranza dei due terzi del Parlamento, l’art. 138 della Costituzione prevede che entro tre mesi dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, un quinto dei componenti di una camera (cioè 126 deputati o 64 senatori), cinquecentomila elettori o cinque consigli regionali possono chiedere il referendum confermativo e in questo caso si andrà a votare per approvare o meno la riforma (come abbiamo fatto nel dicembre 2016). Se invece nei tre mesi dalla pubblicazione della riforma non sarà fatta richiesta di referendum confermativo, il Presidente della Repubblica la promulgherà ed entrerà in vigore. 

Se entra in vigore la riforma, dovrà essere cambiata la legge per i collegi elettorali?

No. Il Parlamento si è già portato avanti. E’ già stata approvata la Legge 51/2019, in vigore dal 26 giugno scorso, che prevede l’applicazione delle leggi elettorali di Camera e Senato a prescindere dal numero dei parlamentari. Il Governo è delegato entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della riforma ad adottare un decreto legislativo di adeguamento dei collegi elettorali. Sarà un procedimento semplice e veloce (il Piemonte scenderebbe da 22 a 14 senatori e da 45 a 29 deputati). Tranne venga cambiata nei prossimi mesi la legge elettorale che non è una legge costituzionale. 

Quindi già dalle prossime elezioni voteremo con la riforma?

Solo se si verificheranno tutte le condizioni di cui abbiamo detto, alle prossime elezioni nazionali voteremo per 400 deputati e 200 senatori. 

Ci sarà un risparmio sulle indennità parlamentari?

Attualmente, solo per le indennità parlamentari e il rimborso spese, spendiamo per Camera e Senato circa 230 milioni di euro all’anno. Se la riforma entrerà in vigore, risparmieremo circa 70 milioni di euro all’anno, ma continueremo a spenderne comunque 160 milioni. 

Ricordiamo male o lei aveva scritto una riforma costituzionale simile?

L’anno scorso avevo redatto una ipotesi di riforma costituzionale che riduceva i deputati a 420, ed eliminava totalmente il Senato della Repubblica e il Cnel. La mia ipotesi di proposta era alquanto drastica con l’eliminazione di una intera camera (il Senato) e l’abbassamento a 420 deputati nell’altra camera. La riforma approvata adesso per la Camera è quasi identica alla mia (400 deputati invece dei 420 che avevo previsto), compreso il numero degli eletti all’estero che addirittura coincide perfettamente  nel numero di 8. Nella mia ipotesi di riforma, però, senza il Senato e con l’abbassamento del numero dei deputati a 420, il risparmio per le indennità sarebbe di quasi 200 milioni di euro all’anno e di un miliardo di euro per ogni legislatura. Comunque accolgo con favore e ottimismo questa riforma: è un passo importante che spero serva da apripista per altre riforme costituzionali come l’abolizione del CNEL.

 

 

 

 

 

 

 

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