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Ospedale S. Biagio

DOMODOSSOLA- 09-11-2020-- Il Comitato Mamme Domodossola 2020

ha scritto ai vertici swll'Asl ed ai politici chiedendo chiarimenti in merito alla chiusura del Punto Nascite del San Biagio di Domodossola: "Vi scriviamo- spiegano-  in merito all’imminente chiusura del Punto Nascite del San Biagio di Domodossola, prevista a partire dal 9 novembre c.m., come dalle disposizioni del Piano Pandemico aziendale predisposto in osservanza Piano Pandemico Regionale del DIRMEI che prevede la riorganizzazione dei reparti e delle risorse volte all’incremento dei posti letto per far fronte alla nuova emergenza COVID-19.

Come future mamme, troviamo questa scelta fuori luogo e totalmente priva di fondamento, queste sono le ragioni per cui questa ennesima scelta di chiudere completamente ci trova totalmente in disaccordo: -I posti letto del Punto Nascite domese non verranno MAI destinati a malati COVID + , proprio perché verranno comunque garantiti i parti in urgenza, quindi non si ricovererà mai una partoriente in urgenza in un reparto COVID, semmai i posti letto del punto nascite verranno destinati a pazienti con altre patologie ma COVID negativi; -Punto nascite chiuso significa anche non poter più svolgere presso il San Biagio di Domodossola alcuni iter diagnostici che caratterizzano l’ultimo mese di gravidanza.

Mi riferisco al “bilancio di salute” che consiste nell’anamnesi, visita ginecologica, esecuzione del tampone vaginale, predisposizione degli esami ematici pre-parto e redazione della cartella clinica. Discorso analogo per eventuali monitoraggi da eseguire post-termine. Questo nonostante ogni giorno dalle 8-20 sia comunque garantita la presenza in ospedale di un medico ginecologo e di un’ostetrica/o per le urgenze. Questi specialisti pur  essendo  al  lavoro  in  ospedale  non  potranno  nemmeno  adoperarsi  per  queste  visite assolutamente di routine; -Vi ricordo che il Punto Nascite chiuso al San Biagio obbliga tutte le donne, future partorienti dell’Ossola, ad afferire al Castelli di Verbania, non solo per il parto vero e proprio ma anche per le visite previste nell’ultimo mese.

Ospedale Castelli che risulta già fortemente impattato dai ricoveri di pazienti COVID +, sicuramente in misura maggiore rispetto a quello che c’è stato fino ad ora al San Biagio di Domodossola. La futura partoriente prima di accedere al reparto Materno Infantile del Castelli,  in  caso  di  parto  imminente,  è  comunque  obbligata  a  passare  dal  Pronto  Soccorso dell’Ospedale e poi potrà recarsi in reparto. Stante la situazione descritta, stante il fatto che non dovremmo muoverci nemmeno all’interno dello stesso Comune, mi chiedo come si possa giustificare un trasferimento a 45 km di distanza per effettuare un Bilancio di Salute o un monitoraggio, che potrebbe essere fatto comunque a Domodossola, visto il personale dedicato presente in ospedale tutto il giorno? 

Vi sembra possibile, che se davvero dobbiamo limitare i contagi, mandiamo una donna a partorire in un Ospedale più affollato e con il più alto tasso di malati COVID ricoverati?  Siete proprio sicuri che passando per il DEA di un Ospedale come il Castelli non siamo più a rischio di contagio rispetto alla più piccola realtà di Domodossola?   Perché una partoriente non può essere a tutti gli effetti paragonata ad un paziente che richiede un intervento chirurgico urgente e quindi trattata nell’Ospedale più vicino? Perché partorienti e bambini dell’Ossola non possono essere considerati dei soggetti fragili, e quindi degni di particolare attenzione anche in un momento come quello attuale?

La richiesta che ci sentiamo di avanzare dopo tutte queste premesse è la seguente: Mantenere aperto il punto nascite del San Biagio di Domodossola, limitatamente ad un paio di posti letto e destinare la rimanenza, come già verrà fatto a malati COVID negativi, mantenendo la reperibilità del personale come già predisposto. Il numero di parti non è elevato e crediamo sia assolutamente possibile mantenere il punto nascite aperto, consentendo a noi partorienti di non doverci spostare, soprattutto in un momento così delicato, e allo stesso tempo poter liberare alcuni posti letto e risorse per far fronte all’emergenza COVID-19".

 

 

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