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DOMODOSSOLA - 18-11-2020 - La questione

sociale in epoca di pandemia. S'intitola così la lettera aperta di "Tutti colpevoli" che punta il dito, come maggiore reponsabile, sul sistema neo-liberaista. 

Dal punto di vista della gestione della pandemia si sono registrate una serie di inefficienze da parte delle istituzioni regionali e statali, con il conseguente lockdown chiaramente obbligatorio visto il contesto pandemico nuovamente peggiorato. Tale situazione si ripercuote nella vita quotidiana delle persone, in maniera diversa in base allo status sociale. Si è ingrossata ulteriormente la frattura tra lavoratori garantiti e non garantiti, tra chi ha un reddito nonostante le restrizioni, chi rischia di perdere tutto perché smettendo di lavorare non avrà più un introito e chi un reddito già non lo aveva prima. Tra chi possiede una casa con molto spazio, chi è costretto alla reclusione in uno spazio ristretto e chi oltre a questo vive in un contesto di disagio economico e/o di violenza famigliare. Tra chi è povero e chi è più povero. Tra chi ha la pelle di un colore e chi di un altro. La tensione è alta. Se ci mettiamo anche che, numericamente, gli insegnanti, i locali e i mezzi pubblici ed il personale sanitario sono gravemente al di sotto del necessario è chiaro che un lockdown in queste condizioni crei rabbia e frustrazione. Non facciamoci però ingannare poiché la situazione generale era già critica prima. La pandemia non ha fatto altro che accelerare lo svuotamento del vaso di pandora. Abbiamo visto riempirsi le piazze, a macchia di leopardo dal nord al sud. Sicuramente sono scesi in piazza anche gli evasori fiscali e chi chiede più soldi nonostante paghi in nero o in grigio i propri dipendenti, la piccola borghesia che ha paura di cadere in miseria. Così come abbiamo visto la contradizione tra chi pretende aperture indiscriminate e chi un sostegno al reddito. Non bisogna poi sottovalutare chi vuole spingere il paese verso il caos per perseguire i propri interessi, economici o politici che siano, come i neofascisti di forza nuova e i gruppi vari di estrema destra; chi cerca di approfittarne per accrescere i propri voti come Salvini che, nonostante sia corresponsabile dei disastri attuati dai governi precedenti o direttamente correlati alla gestione sanitaria attuale come la regione Piemonte, ha cambiato svariate volte la posizione sul virus per cavalcare l’onda del malcontento oppure la criminalità organizzata che ci vede un’occasione di arricchimento. Ma, non dobbiamo commettere l’errore di sottovalutare il malessere diffuso poiché il disagio è reale. Potremmo guardare questi fenomeni con l’occhio del moralismo, ma significherebbe girarsi dall’altra parte e far finta di nulla mentre la frattura sociale si inasprisce. Sicuramente si denota una mancanza di comprensione rispetto a quella che una volta si chiamava semplicemente coscienza di classe e senso di appartenenza alla classe sociale subalterna. Sicuramente i fattori storici, culturali e sociali sono moltissimi e meriterebbero un approfondimento a parte, ma, chiamiamolo pure come vogliamo, troviamo un nome nuovo e accattivante, la questione è questa. La confusione regna e la confusione premia chi sa benissimo a quale classe sociale appartiene. In effetti, negli anni addietro si assaltavano i negozi per motivazioni ideali pregnanti, mentre oggi, nella civiltà dell’immagine, per un fine molto più transitorio, ovvero per appropriarsi dei pantaloni all’ultima moda, deprivando così il gesto di ogni significato realmente rivoluzionario. In realtà ciò che potrebbe sembrare all’apparenza il sintomo di un pensiero critico, nasconde un disagio più profondo che affonda le sue radici in una mancanza di prospettiva del futuro, della realizzazione di una società più giusta, del così detto sogno di un possibile mondo migliore. Karl Marx sosteneva che il mondo va capito per poi essere trasformato, mentre il sentimento che dilaga nelle piazze reali e virtuali sembra dirci che il mondo è impossibile da trasformare. L’arduo compito è quello di fare chiarezza e ricondurre la rabbia nei binari corretti, dissipando la coltre di fumo creata appositamente per confondere le idee alle persone. Indicare una via d’uscita di sistema che ridia speranza a ciò che oggi pare una chimera. Innanzitutto per ridurre in fretta le disuguaglianze e migliorare i servizi innalzando il benessere collettivo, in maniera molto pragmatica e veloce, basterebbe andare a prendere i soldi laddove ci sono: dall’enorme ricchezza privata concentrata, sotto varie forme, nelle mani di pochi. Puntiamo i riflettori su chi si è arricchito ancora di più in questa pandemia. Basti pensare che, secondo la banca svizzera UBS, negli ultimi anni i miliardari di tutto il mondo hanno visto crescere i loro possedimenti del 27,5% raggiungendo la cifra astronomica di 10 trilioni di dollari! E se lo dice una banca... Le risorse ci sarebbero per tutti, ma sono saldamente detenute da poche persone, questo è il punto! Puntiamo i riflettori sul perché il servizio sanitario nazionale ha degli evidenti limiti strutturali: sottodimensionamento dei dipendenti, mancanza di presidi territoriali adatti, continuo calo dei centri ospedalieri in tutto lo stivale. Tutto ciò deriva principalmente dalle politiche di taglio della spesa pubblica che il paese ha affrontato. Si calcolano infatti, tra tagli lineari e aumenti falliti alla dotazione del SSN, 37,5 miliardi complessivamente sottratti dal 2010 al 2019. Ci teniamo inoltre a sottolineare con forza che, per legge, i lavoratori sono sempre meno tutelati. Dalla famosa legge Biagi che introdusse il precariato al jobs act del governo presieduto da Matteo Renzi che ha sostanzialmente ridotto al minimo la possibilità di difesa del lavoratore in caso di licenziamento illegittimo, abbiamo assistito ad un continuo decadimento delle legittime salvaguardie. Al di là del colore politico del governo in carica, queste politiche hanno un filo conduttore comune che risiede nell’idea per cui debba essere il mercato a regolare la società e quindi i privati debbono essere slegati da lacci e lacciuoli che ne limiterebbero l’azione. Per cui risulta evidente, se i risultati sono questi, che per migliorare questo mondo devono cambiare le regole. Per cambiare le regole va cambiato il paradigma per cui la dimensione collettiva è venuta meno proiettandoci in una dimensione individuale di “galleggiamento” in cui non riusciamo più a creare solidarietà e nemmeno ne sentiamo il bisogno. Ci sentiamo soli. Siamo stati trasformati in soggetti produttivi e consumatori che inseguono il successo per sentirsi liberi e felici. In realtà al via non siamo tutti uguali e non tutti abbiamo le stesse possibilità. Infatti, se ci pensiamo attentamente, la tanto celebrata libertà individuale e la meritocrazia sono sempre controllate dalla classe dominante. Quindi occorre unirsi, evitando contrapposizioni inutili e pretestuose di genere, sesso o colore della pelle, contrapposizioni che distolgono l’attenzione dal vero problema, per ricreare finalmente le condizioni affinché la classe sociale alla quale apparteniamo tutti noi comuni mortali sia consapevole di chi è il vero nemico: il sistema neo-liberista ed i suoi accoliti. Tutti Colpevoli.

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