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fabbri sassariente mix

LOCARNO- 07-02-2021-- Gianpaolo Fabbri questa settimana ci racconta una escursione dell'aprile 2014 in Ticino, al Sassariente:

PREMESSA. Non ci si deve mai illudere che l'inverno sia finito, soprattutto quello 2013 – 2014. La stessa gita due anni fa, a fine marzo, aveva avuto tutte le caratteristiche della gita estiva, salvo qualche innocuo residuo di neve sul breve tratto esposto a nord, in prossimità del Muro dei Polacchi. Quest'anno tutt'altra storia: tanta neve e sentiero cancellato dalla strage di abeti nel tratto dopo l'Alpe Foppiana. Il Sassariente, comunque, resta una meta bellissima, molto panoramica, divertente nel tratto finale attrezzato, anche se il viaggio in auto, dall'Ossola, non è molto agevole.

SASSARIENTE

APRILE 2014

Dislivello: 700 m. Tempo di salita: 3 h 10'. Tempo totale: 5 h.

La giornata è splendida ed è tornato un po' di fresco, più consono alla stagione. Il caldo dei giorni scorsi ci fa pensare ad una gita ormai estiva, con poca neve sotto i 2000 metri.

Raggiungiamo Locarno, ingaggiando la solita competizione per la sopravvivenza con i frontalieri, alcuni dei quali un po' troppo frettolosi. Per fortuna Angelo ha conseguito di recente il brevetto di pilota di “formula Centovalli”. By-passata Locarno grazie alla preziosa e geniale galleria, andiamo a Gordola e, di qui, a Cugnasco, dove incontriamo la strada stretta e avventurosa che, in dieci chilometri e circa mezz’ora, ci porta a Medoscio, Monti di Ditto e Monti di Motti, quota 1062.

Qui parcheggiamo e incontriamo gli amici lacustri, provenienti da Verbania e Varese. Siamo in tredici ed i più superstiziosi vorrebbero procedere ad un sacrificio umano, per propiziarci gli dei del Sassariente (da sass ariènt). La vittima designata è sempre la stessa, dotata di grande “disponibilità”. Due anni fa questa escursione richiese due ore e un quarto di salita e quattro ore in totale: questo ci rende ottimisti. Il primo tratto è su comoda strada asfaltata. Poco dopo s'imbocca il sentiero che porta ai Monti della Scesa, bell'alpeggio contornato di splendidi ciliegi selvatici (tre quarti d’ora). Lasciate le baite sulla destra, si prosegue in un bosco di faggi, dove s'incontra già la neve, per fortuna dura e compatta, che non ci fa rimpiangere le ciaspole rimaste oltre confine. I segni del sentiero sono quasi tutti sui sassi a quota zero e, quindi, grazie alla neve, si perdono rapidamente.

E' vero che gli alberi possono esser tagliati, ma qualche segno in più sui tronchi non avrebbe dato fastidio. Conoscendo già la zona ed essendo guidati da uno scout di origini apache, raggiungiamo ugualmente l'alpe Foppiana, quota 1495, dove ha luogo la colazione “pasquale” (circa un’ora e mezza dalla partenza; la colazione dura un po’ meno). Si riparte entrando in un bosco di abeti dove il bel sentiero è quasi completamente cancellato da tanta neve e tanti tronchi abbattuti dal peso dell'inverno. Siamo costretti ad un percorso molto scomodo e tortuoso. La neve è gelata ed il ripido tratto finale nel bosco richiede molta attenzione. Scolliniamo sulla dorsale a quota 1723, dove incontriamo il Muro dei Polacchi, edificato per scopi non chiari dagli internati dopo la seconda guerra mondiale, lungo più di un chilometro, fino alla Cima di Sassello (1891).

A questa oggi dovremo rinunciare. Costeggiamo il muro per qualche centinaio di metri in direzione est e, sempre con grande attenzione, scendiamo per qualche decina di metri per imboccare l'ultimo tratto di sentiero, attrezzato con passerelle di legno, ringhiere, gradini di ferro e corde, che conduce alla cima (quota 1768). Lo splendido panorama sul lago e sulle vette circostanti ci ripaga delle fatiche impreviste. Si ridiscende per lo stesso percorso, facendo tesoro di quanto appreso durante la salita, in circa due ore. Un drink al bar – ristorante di Monti di Motti conclude la bella ed avventurosa giornata.

Gianpaolo Fabbri

 

 

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