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DOMODOSSOLA- 09-04-2015- Impossibile parlare di sanità nel Vco senza esaminare la questione del Dea. Questa la tesi espressa da Roberto Munizza del Tribunale per i diritti del malato che in un comunicato stampa invita i sindaci ossolani a manifestare questo concetto al presidente Chiamparino nell’incontro di venerdì: “Il fatto che Sergio Chiamparino venga ad incontrare i sindaci in Ossola e che tale incontro avvenga pubblicamente, costituisce un segnale positivo per il processo in corso di riorganizzazione della sanità, a condizione che sindaci sappiano rappresentare con determinazione le esigenze del territorio.
Ovvio che le ragioni che muovono il Presidente della  Regione siano prettamente politiche. Sarà pertanto importante che i sindaci sappiano sostenere l'altra parte, cioè la parte delle ragioni prettamente tecniche, ovvero sappiano sostenere l'incongruità e l'inconsistenza di un progetto di riforma sanitaria che dovesse considerare la medicina territoriale e la medicina ospedaliera come argomenti da affrontare separatamente, se questo fosse davvero l'approccio fuorviante che la Regione volesse proporre al territorio.
L'aspetto ospedaliero, con l'urgenza e l'emergenza che vi afferiscono, deve essere affrontato contestualmente alla medicina territoriale: l'ospedale con annesso il Dea costituisce il perno intorno a cui fare ruotare il servizio sanitario e intorno a cui organizzare la medicina territoriale; in un processo indubbiamente lungo e difficile da realizzare, ma che certamente va pur incominciato dopo i costanti rinvii delle precedenti amministrazioni regionali e che richiede tempo e un forte sostegno politico.
Sarebbe dunque improprio e fuorviante porre la questione senza considerare contestualmente il perno e i raggi di una stessa ruota, in quella che deve essere la loro integrazione perché la sanità possa funzionare e possa "girare" in maniera efficace dal punto i vista dei servizi erogati ed efficiente dal punto di vista della sostenibilità economica.
Fuori di metafora: quella che sarà l'organizzazione della sanità ospedaliera e la relativa ubicazione del Dea, non sono argomenti irrilevanti per concepire una coerente organizzazione della medicina territoriale e dei distretti sanitari, anzi ne costituiscono il presupposto intorno al quale andare a costruire un progetto organico, sia pure sperimentale.
Comprendiamo dunque come Sergio Chiamparino possa considerare opportuno dal punto di vista dell'utilità politica scindere i due argomenti, ma d'altra parte confidiamo che i sindaci ossolani, sapranno dimostrare come tale approccio sia inappropriato e che sapranno porre le giuste questioni di merito sulla possibile riorganizzazione della medicina territoriale nella sua corretta e imprescindibile integrazione con la rete ospedaliera”.

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