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pizzi pugno scrivania

DOMODOSSOLA- 05-10-2021-- L'immagine che più rappresenta Lucio Pizzi, nel bene e nel male, che abbiamo a disposizione in redazione, è uno scatto rubato da un amico che passeggiava davanti al Municipio, e che lo immortala mentre posiziona al meglio le bandiere sul balcone.

 

Lucio Pizzi è tutto lì. Un preciso, impegnato, dedito ad un causa, che pretende che le cose vadano come vuole, che mette se stesso, il suo rigore, il suo ordine, anche nelle istituzioni che rappresenta, che devono assomigliargli, che deve poter controllare appieno in ogni minimo particolare, incluse le bandiere che sventolano male fuori dal suo ufficio. Mai un capello fuori posto, sempre elegante, il più possibile educato e corretto. L'immagine è sostanza. E quindi per quanto possibile i dipendenti del comune, ed i luoghi dell'amministrazione devono essere così, come lui, limitando inefficienza, inadeguatezza, caos.

 

Certo, diranno i detrattori, in quell'immagine c'è anche tutto il Lucio accentratore, ossessionato dall'ordine e dal controllo, il Lucio che comanda, che sa tutto lui, che vuole, che limita i consiglieri comunali il più delle volte ad un impegno che consta nell'alzata di mano. Il Lucio che ti telefona o ti fa telefonare. Ed è il Lucio che è piaciuto a più di 7 elettori su 10.

 

Un record probabilmente in tutta Italia per un comune di queste dimensioni: “I miei concittadini hanno compreso quanto io voglia davvero bene alla città”. “Per difendere la città userei nel caso anche posizioni forti”.

 

I domesi, a pelle, questo lo hanno percepito, ed è per questo che lo hanno votato. Pizzi è difficile da intervistare, è sempre troppo “istituzionale”, vuole che tutto sia al meglio, che le sue dichiarazioni siano proprio quelle che ha in testa, che neanche una virgola sia fuori contesto. E' il suo carattere. Fare una videointervista poi è ancora più complicato, tende ad evitarle, è difficile farlo sciogliere, cerca di essere “tutto d'un pezzo”, non si lascia andare alla minima sbavatura.

 

A microfoni e taccuino spenti però riesce a trasmettere davvero l'emozione che prova, il suo amore verso la città, lo stesso che ha spinto i domesi a riconoscergli in massa il compito di guidare per altri cinque anni Domodossola. Lucio, per paradosso, è molto migliore di quello che appare nelle interviste.

 

Quella di Lucio Pizzi a Domodossola è in fondo una missione, nel senso religioso del termine. Il governo, il bene della città è diventato per lui una positiva ossessione. Uno scopo, a questo punto della sua vita, che sublima la sua esistenza, il suo onore, che compie per se, per il ricordo e la memoria dei suoi cari. Certo anche per vanità personale, e ci stà.

 

L'immedesimazione di sé in Domodossola, certificata dal plebiscito in suo onore e dall'umiliazione inflitta a detrattori e partiti politici lo proiettano in una dimensione che travalica i confini domesi. Domodossola pretende l'ospedale promesso, Lucio vuole lasciare un segno nella storia della città. I suoi nemici sono ancora più arrabbiati e numerosi. E covano rivincite. La compattezza domese è senz'altro una fonte certe di attrattiva, una forza di gravità nel contesto provinciale. Vedremo come andrà a finire...

 

 Uberto Gandolfi

 

pizzi bandiera balcone

 

 

 

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