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corta monteleone zariani

DOMODOSSOLA- 21-01-2016- E' stato ancora arrestato Maurizio Monteleone,

l'ossolano di origini calabresi già oggetto di un fermo di polizia con l'accusa di essere affiliato alla 'ndrangheta lo scorso dicembre. La notizia è arrivata direttamente dai media di Reggio Calabria, che spiegano come Maurizio Monteleone sia stato individuato come Picciotto nei periodi in cui faceva ritorno in Calabria: “E' stato riarrestato- spiega l'avvocato difensore Marisa Zariani-sui medesimi fatti dello scorso 16 dicembre, per il quale è stato poi subito scarcerato. E' stata riemessa il 24 dicembre una nuova ordinanza di custodia cautelare. Maurizio Monteleone è stato di nuovo tratto in arresto, ed ora è in carcere a Verbania. Quella emessa dalla procura di Reggio Calabria è un'ordinanza, non è più un fermo, come nella precedente occasione. Sarà quindi il Gip calabrese a decidere sulla sua scarcerazione”. L'avvocato Marisa Zariani dovrà quindi andare a Regio Calabria, per fare ricorso al tribunale del rieseme del capoluogo calabrese. Per chiarire tutta la sua posizione, all'indomani del rilascio, lo scorso 17 dicembre, l'avvocato domese ed il suo assistito avevano fatto una conferenza stampa in cui si era ribadito che: “Monteleone è risultato immediatamente e chiaramente estraneo, tanto che per primi i carabinieri di Domodossola e poi il pubblico ministero Argentieri ed il giudice Pomponio l'hanno rimesso immediatamente in libertà. La posizione di Maurizio Monteleone, residente a Domodossola dal 2006, dipendente da sette anni per la stessa ditta svizzera, marito di Angela e padre di due figli, svegliato alle 4 di notte e a cui era stato contestato un reato infamante e per cui non ci sono gli arresti domiciliari, è chiara. Gli veniva contestato di essere stato indicato come “picciotto”, durante un intercettazione ed in un interrogatorio di un collaboratore di giustizia che lo nomina con un “forse”, tanto che non è stato convalidato il fermo e Monteleone è stato subito rimesso in libertà: “È importante sottolineare- così spiegava l'avvocato Marsa Zariani- che Maurizio Monteleone, di origine calabrese, è cresciuto in un piccolo comune di settemila abitanti, ha fatto le scuole, ha avuto una vita sociale, giocava a calcio ed aveva delle conoscenze come chiunque. Non ha mai fatto niente di male nella sua vita e si è ritrovato in prima pagina con una contestazione infamante, per lui e per la sua famiglia. Il suo coinvolgimento nell'indagine parte perchè delle sue conoscenze, o persone che frequentava vent'anni fa sono accusati di farne parte ed hanno di queste contestazioni. Ciascuno di noi ha avuto negli anni delle conoscenze, delle frequentazioni, ha avuto amici che hanno avuto delle sventure. Con il giudice ha detto chi ha conosciuto, i suoi compagni, chi giocava a calcio, chi era nella stessa scuola, più di ventanni fa, nel 1995 lo avevano visto parlare con queste persone. L'ordinanza del giudice dice che è stata messa una cimice e durante un discorso il nome di Monteleone salta fuori con un "penso" e l'altra indicazione del collaboratore "si forse era picciotto, camorrista non lo so". Il semplice far parte di un associazione è reato, lui non aveva nessun altro reato contestavano solo di aver fatto parte dell associazione come picciotto per i forse e i probabilmente”. Alle prime luci dell’alba di oggi, nelle Province di Reggio Calabria, Vibo Valentia, Catanzaro, Cosenza, Chieti e Verbania, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, insieme al personale dello Squadrone Eliportato Cacciatori, dell’8° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Vibo Valentia e da militari delle province sopra menzionate, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di complessive 19 persone (18 destinate in carcere ed 1 destinata agli arresti domiciliari), ritenute responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso (capo d’imputazione contestato a 14 indagati), estorsione, detenzione abusiva di armi, ricettazione, favoreggiamento personale, danneggiamento seguito da incendio, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate, violazione di disposizioni per il controllo delle armi ed in materia di armi clandestine, detenzione di stupefacenti, tutti aggravati dal metodo mafioso. Tra questi arresti, anche quello di Monteleone.

 

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