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BELLINZONA- 26-01-2016- Nessun ticinese licenziato per assumere un italiano,

nessun ribasso di stipendi. Il Gran Consiglio ticinese, riunitosi ieri a Bellinzona ha accolto, con 67 sì e 13 astensioni, l’iniziativa popolare costituzionale elaborata dall'Udc il 23 aprile del 2014 denominata “Prima i nostri!” con 10991 firme raccolte. Il Parlamento ticinese non si è pronunciato sul merito dell'iniziativa, la questione che si poneva ieri era di natura prettamente giuridica, ovvero se il referendum fosse o meno ricevibile. Ed è stato ammesso, quindi i ticinesi dovranno votare la legge che, tra l'altro, prevede che la Costituzione cantonale sia modificata in maniera che: “Nessun cittadino del suo territorio venga licenziato a seguito di una decisione discriminatoria di sostituzione della manodopera indigena con quella straniera (effetto di sostituzione) oppure debba accettare sensibili riduzioni di salario a causa dell'afflusso indiscriminato della manodopera estera (dumping salariale)”. Una parte del referendum riguarda poi i rapporti con l'Italia: “Qualora lo Stato estero limiti con regolamenti interni o sistemi di attuazione disincentivanti l'esecuzione al suo interno dei trattati internazionali conclusi con la Confederazione, il Cantone applicherà i medesimi standard minima nel rispetto del criterio di reciprocità nell'attuazione. Nelle relazioni con i Paesi limitrofi le autorità modulano il mercato del lavoro in base alle necessità di chi vive sul territorio del Cantone, promuovendo la sana complementarietà professionale tra lavoratori svizzeri e stranieri, evitando la sostituzione della manodopera indigena con quella straniera (effetto di sostituzione) e la corsa al ribasso dei salari (dumping salariale)”.

 

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