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corto delbarba damiano

DOMODOSSOLA- 02-05-2015- Una voce fuori dal coro nell'ambito del consiglio comunale domese,

ma a quanto sembra ben inserita in un contesto più ampio, quella di Damiano Delbarba, unico astenuto nello scorso consiglio comunale quando si è parlato di mantenimento del Dea a Domo. Ovviamente non perchè sia contrario a questo mantenimento, ma è il modo in cui viene rivendicato che non gli piace: “Innanzitutto- così Delbarba- grazie alle decine di apprezzamenti al mio intervento e alla mia posizione sull’ordine del giorno della sanità discusso nell'ultimo consiglio comunale di Domodossola. Tanti hanno capito che fare politica non è una prova di forza muscolare, ma consiste nella forza della ragione. Le urla occasionali, non supportate da un lavoro tenace e costante, dalla presenza qualificata ai tavoli, dal serrato confronto con i vertici regionali, non giungono a segno e tocca poi ad altri decidere. Tanti hanno capito che il sindaco, come da sua stessa ammissione, è solo e sta condannando all’isolamento Domodossola e il suo ospedale, e che il consigliere Pizzi si accontenta dell’effimera soddisfazione di un voto favorevole a un ordine del giorno senza riuscire a condividere e costruire un percorso politico e amministrativo autorevole. Gli amministratori ossolani devono insistere in tutte le sedi e in tutte le occasioni che non si chiede l'elemosina di un generico diritto alla salute, ma che si propone un'organizzazione sanitaria efficiente ed efficace; devono ribadire che la tutela del distretto ossolano coincide con gli interessi di tutto il territorio provinciale: senza il Dea a Domodossola si creerebbe uno scompenso assistenziale sanitario di difficile e costosa gestione. Siccome in consiglio comunale, invece di ribadire solamente e fermamente questi concetti, il sindaco ha approfittato dell'occasione anche per parlare contro la provincia, contro il progetto aree interne, contro il progetto di medicina territoriale, contro la specificità montana, contro Chiamparino-Saitta-Reschigna, contro tutti gli amministratori e politici che non la pensano come lui e il capogruppo dell’opposizione, io mi sono astenuto da un’operazione che va di conseguenza anche contro l’unica politica che può garantire un futuro a questo territorio, nella sanità come nell’economia. Vale a dire una politica di condivisione, di progettualità, di concretezza, di coraggio e determinazione. La politica di Stefano Costa, che sta facendo miracoli in Provincia per garantire il personale, le imprese creditrici e i servizi ai cittadini. La politica di Marzio Bartolucci, che con il progetto Aree Interne dell'Unione Montana delle Valli dell’Ossola ottiene risorse per le zone più disagiate delle Valli Antrona ed Anzasca. La politica di Bruno Stefanetti ed Enrico Barbazza, che, pur nell’autonomia delle Unioni dell'Alta Ossola e della Valle Vigezzo, recuperano la forza e la coesione del territorio e quindi occasioni di sviluppo. La politica di Giuseppe Monti, sindaco di un paese che vanta eccellenze nei servizi sanitari e socio-assistenziali e coordinatore del progetto di medicina territoriale che ha il suo punto di forza e di partenza nel riferimento al Dea e alla rete ospedaliera. La politica di Enrico Borghi e Aldo Reschigna, autori e promotori di una specificità montana che riporterà risorse, non solo estemporanee, a tutto il Vco. La politica del Partito Democratico, che tenendo fede agli obiettivi della riduzione della spesa pubblica e del riordino amministrativo, sta dando un futuro all’Italia. Decidano i cittadini se cedere al pessimismo e al vittimismo o se sostenere i loro rappresentanti nella progettualità e nella responsabilità della gestione, politica, sociale ed economica, di un territorio a continuo rischio di deriva, ma con grandi ricchezze e potenzialità”.

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