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VOGOGNA – 15-09-2016- Farhad Bitani, ex capitano dell'esercito afghano

ieri era Vogogna per presentare il suo libro “L'ultimo lenzuolo bianco. L'inferno e il cuore dell'Afghanistan”. Bitani ha conosciuto profondamente il fondamentalismo islamico e l'orrore che può provocare, per questo motivo ha deciso di mettersi in gioco, in prima persona, raccontando la sua storia. “Solo attraverso il dialogo e il confronto ha detto Bitani - si può combattere il fondamentalismo”. Bitani ha studiato Scienze strategiche in Italia, all’Accademia Militare di Modena e alla Scuola di applicazione e Istituto di studi militari. Durante la sua infanzia ha vissuto la guerra in Afghanistan da vincitore, perché suo padre era uno dei generali che hanno sconfitto il potere sovietico; più tardi ha vissuto la guerra da perseguitato, visto che la sua famiglia di etnia pashtun era nemica dei talebani che detenevano il potere. Questo il motivo per cui li ha combattuti in prima persona. Dopo aver subito un attentato la famiglia ha deciso di andare via dal suo mondo trasferendosi, e scegliendo come tanti, l’Italia. “Da qui ho avuto modo di verificare – ha detto - la differenza tra quello che in Afghanistan si sa del mondo occidentale e l’Europa reale e viceversa, di quanto poco l’Occidente sappia dell’inferno e del cuore dell’Afghanistan. Quando avevo sette otto anni, in piena guerra civile, con gli amici facevo a gara a chi trovava più cose di valore nelle tasche dei cadaveri ammucchiati ai bordi delle strade. Poco più grande, partecipavo alle lapidazioni pubbliche. Nessun senso di colpa né pentimento: era la giusta sanzione per i peccatori”. Il primo cedimento, quando un uomo fece lapidare la moglie davanti alle proprie figlie, in lacrime: “Lì per la prima volta mi sono chiesto perché fossi lì ed è iniziato il mio percorso che ora mi porta a spendere la mia vita per costruire la pace”. Il libro è stato presentato ieri sera a Vogogna nell'ambito della festa della Madonna Addolorata al tavolo dei relatori don Paolo Pessina parroco di Vogogna e il professor Marcello Landi.

 

 

 

 

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