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DOMODOSSOLA- 16-02-2017- Continua al liceo Spezia il ciclo

di conferenze intitolato “Il più...bello”, l'ultimo intervento, lunedì scorso, è stato quello del professor Renato Venturiello che ha parlato de “Il soldato Ryan e la Shoah”, il 20 febbraio il ciclo continuerà con il professor Marcello Landi che parlerà de “Il più bell'annuncio”, ed infine il 6 marzo con la conferenza “Quale allegria...” del professor C. Stella”. Nel ciclo annuale di conferenze, dedicato alla memoria dei colleghi professori A.Algeri, D.Gnemmi, C.Pagliano, A.Lista, M.Magrì, il professor Venturiello ha parlato de “Il più bel telefilm sulla Seconda Guerra Mondiale Band of Brothers" (2002) e di “Quando il soldato Ryan incontrò la Shoah - Episodio 9° "la tragica scoperta" di David Frankel”: “Ispirata dal Best Seller di Stephen E. Ambrose dallo stesso titolo e prodotta da Steven Spielberg e Tom Hanks- ha spiegato all'attenta platea di alunni e colleghi- la serie tv "Band of Brothers - Fratelli al fronte" racconta la vera storia della compagnia di paracadutisti "Easy" appartenente al 506° reggimento e alla 101° divisione aerea dell'esercito americano. Tratto dalle interviste con i sopravvissuti della "Easy Company" e dai diari e dalle lettere dei soldati, Il film in dieci episodi (di vari registi) è la cronistoria delle esperienze belliche di questi uomini dallo sbarco i Normandia del 6.6.1944 (di qui il riferimento del titolo al fortunato film di Steven Spielberg "Salvate il soldato Ryan" del 1998 di cui questa serie e la continuazione ideale), fino alla presa del rifugio alpino di Hitler a Berchtesgaden (aprile 1945). Noi prendiamo in esame il penultimo episodio della serie "La tragica scoperta" che, come tutti gli altri, comincia con le testimonianze dei veri interpreti delle vicende raccontate; segue la sigla iniziale (anch'essa uguale per tutte le puntate) che è una specie di film nel film; con toni dolenti e antieroici la musica accompagna momenti significativi dei vari episodi virati in un marrone seppia che sembra restituirci l'autenticità di quei drammatici giorni. E' l'11 Aprile 1945, Siamo a Thalem in territorio tedesco, uno straziante suono di violino ci introduce alle distruzioni della guerra che volge al termine (L'improvvisata orchestra tra le macerie interpreta Beethoven) mentre i ragazzi della Easy sono dediti ad occupazioni molto prosaiche. Abilmente la regia sembra volerci depistare completamente dalla dimensione tragica complessiva perché questi ragazzi giovani vogliono vivere e amare anche se sanno che per loro potrebbe essere l'ultima cosa che fanno. (Appare subito un primo tema portante della serie tv: la guerra vista con gli occhi degli statunitensi) Seguiamo varie vicende dei protagonisti che il pubblico delle puntate precedenti ben conosce, mentre tutto concorre a farci pensare che il peggio del conflitto sia già passato. La memoria delle tragedie vissute ci viene, pero, segnalato dal soldato Perconte che in una discussione al posto di guardia catechizza una giovane recluta entusiasta di menare finalmente le mani contro il nemico sostenendo: "Ora posso pulirmi addirittura con la carta igienica….. Io sono due anni che non torno a casa, maledetta guerra!". Insieme alla notizia della morte dl Presidente Roosevelt arriva anche quella che "300 mila crucchi si sono arresi" per cui l'intero reggimento si rimette in moto per raggiungere le Alpi bavaresi dove è nato il nazismo. I soldati in viaggio discutono del "perché siamo in guerra" (vero titolo in inglese dell'episodio). Ecco un'altra delle tematiche portanti dell'intera serie e un nodo storiografico significativo, la presenza, cioè, in Europa di giovani militari statunitensi che nulla o quasi conoscono del nostro continente e delle sue intricate vicende storiche. E' quello che si chiede il soldato Webster quando inveisce contro migliaia di soldati tedeschi prigionieri in ritirata "ci avete costretto a venire qui dall'altra parte del mondo a interrompere le nostre vite per cosa? Barbari, ignoranti, vermi, maledetti, che cosa ci facciamo noi qui?". Alla fine il reggimento arriva in un villaggio e si ferma, ma la tensione narrativa sale, alcuni soldati tedeschi vengono uccisi sommariamente da militari alleati ma non sappiamo perché. La compagnia Easy viene mandata in ricognizione nei boschi circostanti, si ricrea il clima di un episodio precedente, quello di "Bastogne" (sono i ragazzi stessi a citarlo) quando i parà americani dovettero affrontare nella neve un duro accerchiamento germanico. Qui la "scoperta" dei militari statunitensi sarà un'altra ma il regista abilmente crea una situazione che sembra alludere a un'imboscata risolvendola, però, con un espediente geniale. Vediamo il veterano Perconte sconvolto che correndo torna al villaggio alla ricerca di un ufficiale. Alla fine la tensione si scioglie e toccherà al maggiore Winters e al resto della compagnia fare la "tragica scoperta" di un campo di concentramento nazista abbandonato assai vicino al villaggio. Originale la tecnica di ripresa adottata da Frankel a questo punto, invece che gli internati in condizioni pietose sono i volti dei soldati americani allibiti in primo piano, essi, come detto, lontani da ogni logica razziale europea, evidentemente non si aspettavano niente del genere e forse ora trova una risposta il quesito di cui sopra "Perché combattiamo?". Una volta all'interno del campo, quando un internato racconta al soldato che conosce il tedesco le drammatiche vicende di poche ore prima legate alla fuga dei tedeschi, in primo piano restano le espressioni sbigottite dei combattenti USA che pure sui campi di battaglia, francesi prima e tedeschi adesso, avevano conosciuto atrocità di ogni genere. La straziante scoperta, rivelata dal prigioniero, che si tratta di internati ebrei (ricordiamo che S.Spielberg è di origine ebraica e ha realizzato una film pluripremiato come "Schindler's List" nel 1993 oltre a un ingente numero di documentari sull'argomento) fa sorgere ai militari il sospetto che qualcuno, dal villaggio, possa averli avvertiti del loro arrivo. Assai eloquente, in questo senso, la reazione della giovane recluta entusiasta di poco prima, seduto in disparte con lo sguardo sbarrato e un'espressione smarrita sul volto senza riuscire a proferir parola. Un'altra scena madre dell'audiovisivo tocca ancora una volta al soldato Webster che deve aver trovato il motivo per cui combattere quando, nel corso di una requisizione di cibo al villaggio per sfamare gli internati, punta una pistola alla tempia del tedesco proprietario delle derrate alimentari che continua a lamentarsi dicendo "Non sei nazista eh?! Vergognati! Che razza di uomo sei, vuoi dirmi che non hai mai sentito il tanfo che veniva dal campo"? Si allude qui a un'altra tematica storiografica rilevante e assai indagata, quella cioè di quanti in Germania sapessero della Shoah e non hanno mai parlato, tematica analoga a quella degli esecutori materiali della atrocità "uomini qualunque" convinti di aver fatto semplicemente il proprio dovere. Al campo, intanto, comincia la distribuzione di acqua e cibo ai sopravvissuti, ma il medico del reggimento sostiene che la cosa potrebbe essere letale per loro, dopo tutte le privazioni e le angherie subite, per cui deve essere interrotta. Ma questo non è l'unico paradosso, le autorità militari e sanitarie americane (nel frattempo arrivano notizie della "scoperta" di altri campi) decidono di tenere ancora i prigionieri nei campi per non disperderli e curarli meglio tutti insieme. Le stesse autorità, però, decidono che tutti i tedeschi sani della città al di sopra dei 14 anni devono andare al campo e occuparsi obbligatoriamente delle sepolture. La puntata si chiude con un significativo incrocio di sguardi fra il tenente Dixon (che è tornato al campo di concentramento) e una signora del posto dall'atteggiamento molto fiero, moglie di un ufficiale germanico che abbiamo visto solo in foto. La donna, che aveva guardato con disprezzo il graduato americano quando questi si era introdotto in casa sua, ora al campo, incredula e smarrita, condannata come gli altri a dare sepoltura ai poveri resti degli internati, riceve a sua volta lo sguardo silente e carico di disprezzo del militare”.

 

 

 

 

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