1

crodino riunione crodo mix nov 17

CRODO- 24-11-2017- In seguito della recente notizia della vendita da parte della società Campari dell’azienda Terme di Crodo ad una società estera, si è svolta giovedì a Crodo, presso il foro Boario, un’assemblea aperta al pubblico per discutere la questione relativa al marchio del famoso aperitivo biondo. Fra le tematiche trattate in anzitutto il perché questo marchio debba restare legato al paese, per capirne il significato bisogna risalire alle origini, visto che il Crodino viene fatto con l’acqua di Crodo e naturalmente perché esso è fonte di lavoro e sostentamento oggi come 50 anni fa di numerose famiglie valligiane e non. Numerosa la popolazione presente fra cui molti dipendenti dello stabilimento Crodese, il sindaco Ermanno Savoia vice presidente dell’unione Montana e dallo stesso presidente  Stefanetti,  il presidente della provincia Stefano Costa, che ha dato la massima disponibilità sugli interventi possibili a tutela. Assente l’onorevole Borghi che ha mandato un video messaggio rendendosi disponibile ad interventi parlamentari atti a sensibilizzare la tutela della specificità Montana del caso. Presente l'ex senatore Walter Zanetta che con slancio campanilistico ha chiesto fermamente di fare tutto il possibile per mantenere il valore assoluto del marchio Crodino, ricchezza che deve restare dove è nato.
La questione sul tavolo riguarda gli effetti diretti e indiretti dell’acquisto della società da parte di una holding Danese già produttrice della birra Ceres, che non ha acquistato il marchio Crodino, restato alla Campari, che è intenzionata a spostare la produzione del Crodino altrove per motivi logistici ed economici. La nuova proprietà ha già assicurato verbalmente il mantenimento dei posti di lavoro esistenti, ovviamente i leciti dubbi dei lavoratori impiegati verranno definiti solo alla firma nero su bianco degli accordi definitivi, al tal proposito si svolgono settimanalmente incontri fra le aziende coinvolte ed i rappresentanti dei lavoratori giocando una partita su due tavoli diversi con diversi obbiettivi: l’occupazione nel tempo dei lavoratori e il mantenimento del marchio sul territorio.
Il piano industriale presentato dalla Campari per la voltura delle concessioni dello sfruttamento delle acque sorgive ad una società “navetta” di nome “Nettuno” che a sua volta dovrebbe cedere entro fine anno le quote all’azienda Danese prevede diversi step dal 2018 al 2021 in cui la produzione del Crodino resterebbe vincolata al paese, con la promessa che in parallelo si aumenterebbe la produzione di soft drink nell’ottica di un rilancio del marchio “Crodo” legato ad altre bibite sull’onda di marchi già affermati facenti parte del gruppo  Royal Unbrew che acquisirebbe lo stabilimento di Crodo come suo unico punto di produzione sul territorio italiano.
Questione spinosa per diversi aspetti, un pugno di lavoratori e dei presupposti storici con il valore intrinseco del territorio  contro gli interessi di due multinazionali e gli obbiettivi di business.
Durante l’assemblea qualche lavoratore ha ricordato che nel '95, quando si presentò la stessa situazione, l’impeto dei lavoratori portó ad intentare una causa costituendo un comitato capitanato dal signor Rastelli contro la Campari per abuso di marchio che anche se non vide luogo a procedere fece in modo che la Campari decise di lasciare la produzione del crodino nel paese in cui è nato. La questione giuridica passata va rispolverata e studiata con attenzione per capire le vere possibilità esistenti di avere un peso forza da poter giocare in una partita forse di un’altra categoria; in ogni caso da 104 posti di lavoro quelli addetti alla linea del Crodino sono 14, e dalle premesse del 95 le promesse espresse nei documenti non sempre sono state rispettate se non a fronte di mantenere la produzione a Crodo del Crodino. Il prossimo tavolo di discussione vedrà le evoluzioni del caso e lo stato di avanzamento lavori di un’integrazione del piano industriale che ad oggi non pare avere  i requisiti necessari.
Rimane in tutti il pensiero che al giorno d’oggi difendere un marchio già in mano a realtà industriali e finanziarie che operano in tutto il mondo sia stata, sia e sarà forse una chimera; non per questo i diretti interessati lotteranno meno per avere la possibilità di ricavare il maggior numero di vantaggi dalla questione.

Manuele Dall'Ava