CRODO- 22-02-2018- E’ impossibile non notarla, anche sfrecciando distrattamente lungo la statale 659. Poco prima delle Terme di Crodo, all’altezza dello stabilimento ex Campari, una cappelletta si erge in mezzo all’asfalto, quasi a fare da spartitraffico fra la strada e il parcheggio adiacente il capannone. Forse non tutti sanno che quell’edicola non è sempre stata lì: ci è arrivata mezzo secolo fa dopo un “viaggio” di 50 metri, trainata a forza di braccia. A compiere l’impresa furono alcuni abitanti della frazione Molinetto di Crodo, decisi a salvarla dall’abbattimento, ritenuto necessario dalla Provincia di Novara, allora competente in materia, per allargare la sede stradale. Appena giunta la notizia della decisione provinciale partì la mobilitazione popolare promossa da Italo Savio, uno dei frazionisti, che si offrì subito di spostare la cappella. La proposta suscitò reazioni contrastanti; ebbe l’appoggio di Alessandro Poscio, titolare dell’impresa incaricata di allargare la strada, ma incontrò anche diversi oppositori. Dopo vari intoppi burocratici arrivò l’autorizzazione allo spostamento e i frazionisti si misero all’opera. Crearono un basamento di calcestruzzo sotto l’edicola e un binario con due robuste tavole di larice, posarono un argano a 60 metri di distanza e vi allacciarono il basamento dell’edificio con una grossa fune metallica. Quattro uomini azionavano le manovelle dell’argano; il basamento della cappella scorreva poco per volta lungo i binari, su rulli d’acciaio; il lavoro durò circa due mesi, da primavera a luglio del 1968, perché i frazionisti potevano dedicarvi solo le domeniche, visto che a quell’epoca il sabato era lavorativo. Giunta alla sua nuova sede, la cappella venne fatta ruotare di 90 gradi, per essere rivolta verso la strada. Oggi l’edicola è tutelata dalla Soprintendenza ai beni ambientali, architettonici, artistici e storici del Piemonte; edificata intorno al 1825, contiene affreschi di Lorenzo Peretti Senior risalenti al 1833, protetti da una cancellata in ferro anch’essa di pregio. Ma per i frazionisti capitanati da Italo Savio era soprattutto il punto di riferimento per la vita religiosa della comunità locale: un tesoro culturale e affettivo per cui è valsa la pena di sacrificare anche i riposi festivi. Ora quel tesoro avrebbe bisogno di restauri, ma per questi non si può fare affidamento di nuovo sulla libera iniziativa dei Crodesi. Le norme a tutela del patrimonio artistico sono rigorose, ma se si ritarda a intervenire il degrado potrebbe aggravarsi.
Mauro Zuccari
Nelle foto d'epoca, fornite da Gualtiero Savio, figlio di Italo Savio: la cappella pronta per lo spostamento; Angela Savio, figlia di Italo e sorella di Gualtiero di fianco alla cappella pronta per lo spostamento; Italo e Gualtiero Savio con altri uomini ora non più viventi durante lo spostamento della cappella; la cappella in fase di spostamento; i familiari di Italo Savio, fra cui Gualtiero, insieme ad altri frazionisti oggi deceduti, durante una pausa dei lavori di spostamento;


