1

quadro ghiringhelli a giuditta orizzontale

DOMODOSSOLA- 23-03-2018- “Sto lottando da circa un anno per il ritrovamento di un quadro di mia proprietà del valore di centinaia di migliaia di euro, rivenduto con una serie di passaggi e perizie per poche migliaia di euro, ed ancora sto facendo i conti con l'articolo della legge italiana che sembra scritto ad hoc per tutelare sia i ricettatori che l'acquirente finale”. Inizia così una lettera inviata alla stampa dal domese Luigi Ghiringhelli e da sua moglie, in cui si racconta la loro particolare storia: “Ad aprile 2009 ho subito un furto di quadri dalla mia abitazione di Ghislarengo- spiega Luigi, che risiede a Domodossola con la moglie- di cui 7 antichi: Giovan Battista Castiglione detto il “Grechetto” (1600), Francesco Gentileschi (1500), Lorenzo Gelati, Charles Baxter, Jean Jaques Henner, Edmund Koken, N. Schiavone (1800). Tutti con targhetta, tranne il Grechetto: la sua targhetta è rimasta fortunosamente in mio possesso.

Ho denunciato il furto per 342.000 euro ma, dopo due mesi, il Tribunale di Vercelli, competente per territorialità, ha archiviato la pratica perché: “il furto di un telefono cellulare non giustifica le spese di un'indagine”! Il Nucleo Tpc ha inserito i quadri nella Banca Dati dei Beni illecitamente sottratti – codice bene 93044. Un anno fa i Carabinieri TPC di Torino mi hanno comunicato di aver ritrovato il “Grechetto” (secondo il borsino dei dipinti reperible on line le quotazioni del pittore vanno dai 100 mila ad oltre 1 milione di euro ndr.) spiegandomi di non potermi dire nulla, ma che dovevo rivolgermi ad un avvocato per chiedere al Tribunale di Como di sequestrarlo. Fatta la richiesta di sequestro, non avendo riscontri, a settembre, ci siamo rivolti al Tribunale ed abbiamo scoperto che il quadro, dopo un paio di passaggi tra pregiudicati per furti e ricettazione piemontesi e lombardi, definiti “antiquari” (il pluri-pregiudicato di Cantù ha stilato una bella “Dichiarazione di Garanzia”), è finito in mano a un pensionato siciliano residente a Torino che l'ha fatto restaurare, ha applicato una cornicetta moderna, l'ha fatto ri-periziare a Bergamo e nel novembre 2016 l'ha venduto per 2.500 euro, attribuendolo a Callisto Piazza (valutazione Borsino dei dipinti 40.000 ) tramite una famosa Casa d'Aste di Genova. L'acquirente, identificato dai Carabinieri TPC, è un signore di Roma che dai profili sui social-networks fa presumere parentele importanti. Vista tutta la documentazione, la Sost. Proc. di Como non ha avuto perplessità nell'applicare l'art. 1147 e nel sostenere la “buona fede” dell'acquirente romano, negandomi il sequestro del quadro ed assegnandogli di fatto la proprietà di un dipinto di accertata provenienza furtiva. Per testare la reale “buona fede” del cittadino romano, ho chiesto al mio avvocato di proporgli il rimborso della cifra pagata sentendomi rispondere che lui non intende restituirlo, tanto meno per quella cifra!?!

La facoltà che il Magistrato mi ha dato è quella di esporre le mie ragioni in un processo contro l'antiquario lombardo intentato dal pensionato torinese (processo nel quale sono stato inserito come testimone e parte offesa all'ultimo momento in alternativa al sequestro del quadro), che si terrà nel maggio 2019. In quella sede, previa nomina di un difensore, potrò costituirmi parte civile al fine di chiedere “le restituzioni” (io ne ho chiesto solo una: il mio quadro) ed il risarcimento del danno. Mi sono chiesto: a chi? all'antiquario pluri-pregiudicato e sequestrato di Cantù? Al pensionato torinese? Alla casa d'aste di Genova? Al cittadino romano? O allo Stato Italiano???

“Secondo me l'impianto del processo ha completamente deviato dalla sua origine: il furto del mio quadro! Ha ignorato tutti gli espedienti costruiti ad arte per sminuire il valore del dipinto e giustificare il prezzo ridicolo richiesto dal venditore torinese alla casa d'aste di Genova che, guarda caso, l'ha venduto con un rialzo di soli 100 euro ad un acquirente “in buona fede” venuto da Roma. Io sento un grande odore di lavanderia, ma la Sost. Proc., che non mi ha mai ascoltato, ha rigettato sia la mia richiesta di sequestro che quella fatta dal Nucleo Carabinieri di Torino”.