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uopa conferenza referendum

DOMODOSSOLA- 11-10-2018- I vecchi moschettieri dell'Autonomia ossolana dopo trent'anni di silenzio scendono nuovamente in campo, mettendosi in gioco per appoggiare il referendum per il Vco in Lombardia. Giuseppe Coffano, Mauro Polli e Massimo Polli, a nome degli altri superstiti dell'Uopa, l'Unione Ossolana per l'Autonomia, movimento fondato da Alvaro Corradini nel 1977 per trasformare l'Ossola in una Regione autonoma a statuto speciale, in una conferenza stampa svoltasi nel pomeriggio all'Hotel Corona, si sono schierati apertamente per il “si” al prossimo referendum, uscendo per l'occasione con un numero speciale del loro giornale L'Autonomia e con dei manifesti: “Usciamo con questo nostro foglio dopo decenni di silenzio- così quelli dell'Uopa- perchè l’occasione è storica, e non si può lasciarsela sfuggire. Il Referendum per il passaggio del Vco in Lombardia è l’occasione giusta per riportare il nostro territorio al suo posto naturale, dove la geografia l’aveva posto, è l’occasione per rivendicare tutti quei diritti che il Piemonte ci ha sempre negato, che l’Uopa ha sempre denunciato. E quello che dicevamo allora, quaranta anni fa, vale ancora oggi! Non aspettatevi prese di posizione entusiastiche da parte dei rappresentanti, locali e non, delle forze politiche e amministrative. Devono seguire gli ordini delle segreterie di Torino dei rispettivi partiti per fare carriera… Così saranno sempre pronti a difendere l’indifendibile prima del loro territorio.

In questo importante momento si impone prima di tutto di far prevalere la conoscenza sulla disinformazione. Non solo per onestà intellettuale ma per il dovuto rispetto di chi vive nel territorio. Nell’Ossola, nel Cusio e nel Verbano, dopo decenni di bastonate ricevute, ancora c’è chi ne vorrebbe altre, applaudendo i bullismi burocratici e istituzionali piemontesi di ogni genere contro lo sviluppo e l’occupazione nel nostro territorio. La fedeltà cieca agli ordini di partito toglie ogni pudore.Voler ricollocare l’Ossola e il Vco nel loro contesto geografico, storico ed economico lombardo è una necessità. La dice lunga il disinteresse del Piemonte per i collegamenti per la Svizzera lungo tutte le direttrici riguardanti l’Ossola così come il Verbano . Si vedano le strade statali Verbania-Cannobio-Confine, da Domodossola a Vigezzo e Confine e la grande direttrice del Sempione, sia stradale che ferroviaria, che collega l’Italia al Nord Europa.

Sono questi gli elementi, inconfutabili e insuperabili, perché legati alla geografia e di conseguenza alla economia del nostro territorio, per i quali questa Regione “alla quale ci tocca appartenere senza saperne il perché” ci ha sempre abbandonati al nostro destino proprio sugli aspetti fondamentali per la nostra economia, né potrà fare altrimenti nel futuro “se non promesse fuorvianti puntualmente non mantenute”. Le risorse della regione Piemonte sono strabiche: guardano e vanno verso Torino e in direzione Francia. A discapito dello sviluppo regionale, le potenzialità dei territori periferici vengono bloccate con vincoli che diventano sempre maggiori quanto più i territori distano da Torino. Siamo nel feudalesimo-democratico: chi detiene il potere, fa uso e consumo delle regole, perché nulla cambi, per garantirsi la tranquillità. Nei paesi democratici leggi e regolamenti devono evolvere, ovvero devono saper cambiare, secondo l’evoluzione della società, non secondo gli interessi del potere costituito. Non esiste regola che non debba essere asservita ai valori Costituzionali dell’utilità sociale. Questa solo deve prevalere proprio perché non vengano soffocati i diritti delle comunità più piccole”.

Ecco il pensiero di Giuseppe Coffano: “Rispettosi e coerenti alle idee, ai principi informatori, agli impegni che l’Unione Ossolana per l’Autonomia (UOPA) assunse quarant’anni or sono, con evidenti e consistenti risultati meritori (ma non ci venne concessa l’agognata autonomia), riscontriamo entusiasti e speranzosi, essere tornato il momento e l’occasione per sottrarci finalmente dal pesante centralismo burocratico degli amici piemontesi. Brava gente costoro, ma dell’Ossola non ne hanno mai avuto considerazione adeguata: l’Ossola, e non solo, sono territori considerati dai Sabaudi feudi periferici da sfruttare. E ciò forse anche senza cattiveria ma sicuramente per conflitto di mentalità: centralistica la loro, autonomistica la nostra. Senza dimenticare le sostanziali differenze di tradizione, storia, cultura, lingua, interessi sociali ed economici. E’ evidente e conseguente perché noi dell’UOPA siamo particolarmente interessati alla legislazione regionale della Lombardia, tra l’altro ed in particolare a quella riguardante il riconoscimento alla provincia di Sondrio (montana al pari della nostra), di una sorta di particolare ed invidiabile autonomia gestionale ed amministrativa in tutte le materie e le attività caratteristiche delle “terre alte” nonché la possibilità di partecipazione diretta al procedimento legislativo regionale. Si parlava prima delle sostanziali differenze di mentalità e cultura, come ci spiega Giuseppe Coffano: “Ho personalmente vissuto e constatato tali differenze in situazioni professionali. Infatti avendo svolto attività lavorativa per 12 anni in Ossola, alla dipendenze di una importantissima società idroelettrica milanese (con sede centrale a Milano e sede periferica a Domodossola) ho sperimentato poteri decentrati, autonomia gestionale, proposte innovative, considerate, favorite e riconosciute anche economicamente: il piacere di lavorare e la soddisfazione dei risultati! Con la nazionalizzazione dell’industria elettrica, l’Ossola, con i magnifici impianti idroelettrici e relativi edifici (vere opere d’arte d’architettura industriale non riscontrabili in Piemonte), dovette sottostare alla direzione non più milanese ma a quella del Compartimento di Torino. Iniziarono anni di costrizioni, burocrazia, immobilismo, centralismo; una sorta di reticenza a promuovere, a innovare, a delegare.Bravissime e cordiali persone quei direttori e colleghi torinesi, ma di cultura, mentalità, consuetudini ben diverse rispetto ai milanesi.Un esempio di situazione personale questa, nel campo delle attività industriali che però, sempre per personale esperienza, si sono verificate sempre e comunque in politica e amministrazione della cosa pubblica.

Ed è anche per questo che da vecchio, incallito autonomista e federalista rivolgo un accorato, generale invito ad andare a votare SI: è un primo importante passo verso la “luce”.

 

 

 

 

 

 

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