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corta sala operatoria

DOMODOSSOLA- 03-08-2015- Ancora un parto in situazione d' emergenza al San Biagio, questa volta si è trattato di una giovane mamma in vacanza in valle Vigezzo, portata d'urgenza al nosocomio ossolano e diventata mamma di una bella bambina: “É nata Chiara- comunica il segretario del sindacato pediatri Fabrizio Comaita- stamane alle 7.15 é giunta una neo mamma in avanzata fase di parto espulsivo. Tutto bene! Il Punto nascita aperto e tutti gli operatori sanitari pronti ad effettuare il loro compito. I genitori, residenti in Lombardia, sono in vacanza in Valle Vigezzo e stavano precipitosamente rientrando al loro domicilio quando si sono accorti che la loro bimba stava per nascere in auto. Valutata la situazione hanno cambiato direzione ed hanno puntato verso il San Biagio. Dopo il lieto evento, si sono stupiti quando hanno scoperto che il punto nascita era ed é a rischio di chiusura insieme al Dea e si sono posti la domanda: "Cosa avremmo fatto se Domodossola fosse stata chiusa?" e come farebbero i loro abitanti se dovessero chiudere questi presidi? Sono i temi che sostengono da anni la coraggiosa difesa del diritto alla salute condotta dal nostro territorio. Azione che, finalmente, trova risposte in coraggiose scelte di governo. In qualità di segretario provinciale della Federazione Italiana dei pediatri di Libera Scelta e di membro della Confederazione Italiana dei Pediatri ritengo doveroso ringraziare l’On. Enrico Borghi che, al di là dei biechi campanilismi che troppo spesso offuscano la vista dei politici di questa area, è stato capace di far aprire il Governo alla possibilità che possano esistere punti nascita nelle zone montane, anche in deroga all’assurdo requisito numerico minimo di 500 parti all’anno, a condizione che vengano assicurate le soglie di qualità e sicurezza.
E’ un passaggio fondamentale nella politica sanitaria italiana. Grazie a Borghi - come si dice in gergo - qualcosa di sinistra si è realizzato. E’ stata abbattuta, finalmente, una politica legata ai baroni della medicina che pretendevano, con la scusa della sicurezza, di concentrare le partorienti in un unico luogo deputato al parto e conseguentemente, trasferire in quei centri tutte le prestazioni legate ad esso, incuranti del grave rischio costituito dalle distanze, talora anche di centinaia di chilometri, da paesi montani o  collocati nelle isole italiane. Le linee guida dettate dalle baronie hanno fatto il loro tempo. Si è compreso che è compito dei medici spostarsi da un ospedale all’altro al fine di garantire la qualità della sicurezza.Ora compete alla politica determinare ed accogliere le richieste che vengono dai territori. In una realtà come la nostra, dove in ambedue i Punti nascita non si raggiungono i 500 parti all’anno, la flessibilità ed idoneità in luogo del requisito minimo dei 500 parti è un riconoscimento importante. Fa specie sentire che alcuni politici che abitano in Verbania e dintorni si ergano a paladini della sicurezza quando nel loro presidio ospedaliero non si curano di ciò. Forse il fatto che il Direttore Regionale della Sanità - Dott. Fulvio Moirano - in occasione della presentazione della riorganizzazione della rete ospedaliera abbia affermato che il Punto nascita insiste dove c’è il Dea ha in qualche modo smascherato l’antico disegno politico di chiudere “solo” il Punto nascita per chiudere il Dea. Grazie On. Borghi, grazie per aver dato voce alle proposte della montagna e, soprattutto, per aver agito nelle logiche di una politica non imperniata sul campanilismo finora dimostrato dagli  abitanti del lago”.

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