DOMODOSSOLA 24-09-2019 Coldiretti sugli abbruciamenti
ha ragione: Uncem si unisce all'Associazione di categoria del mondo agricolo che ha chiesto alla Regione - agli Assessori alla Montagna, all'Ambiente, all'Agricoltura - di restringere il periodo di divieto di dar fuoco a sterpaglie, rami, foglie e residui vegetali. Nei Comuni montani in particolare, la restrizione deve essere limitata almeno di un mese e mezzo, prorogando il divieto da inizio novembre (come è oggi) a fine dicembre. Per poi concludersi a fine marzo. Il problema era già stato sollevato a fine 2018 da Coldiretti, da tutte le Associazioni agricole e da Uncem, da imprenditori e da Amministratori locali, quando era entrata in vigore la nuova legge regionale sugli incendi boschivi e il Piano sulla qualità dell'aria nel Bacino Padano. Le regole oggi restano per tutti complicate e da correggere. (A questo link una tabella con tutti i dati). Il punto vero è che i nostri boschi non gestiti sono un cerino. E l'accensione di fuochi rischia di essere un problema non certo solo per le emissioni di polveri sottili (molto inferiori a quelle del riscaldamento nelle aree urbane e dei pullman in città, ricordiamolo!), ma anche per il rischio di estensione incontrollata di incendi boschivi con gravissimi danni che il Piemonte ha già sperimentato. Agricoltori e non sono comunque preparati ed esperti e lo chiedono da tempo: la proroga dei termini delle restrizioni per gli abbruciamenti permetterebbe in particolare di agevolare castanicoltori e frutticoltori che dopo la raccolta, nei mesi autunnali, hanno nei fuochi controllati di rami e foglie l'unica possibilità per eliminare il residuo rendendo migliori i terreni. Una modifica della legge regionale del 2018 vigente è dunque la strada da percorrere, incentivando il recupero dei castagneti (200mila ettari, dei quali solo il 5 per cento coltivati, "da frutto", e la gestione attiva del bosco ceduo, un milione di ettari di Piemonte che non possono restare improduttivi.


