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corta impianto risalita sci

DOMODOSSOLA- 05-12-2015- Buone notizie per i gestori delle stazioni sciistiche, gli impianti a fune di arroccamento realizzati dal 2000 in poi non avranno più una "vita tecnica", ma dovranno essere sottoposti a controlli e verifiche ordinarie e straordinarie sulla sicurezza, rispettando precisi standard di manutenzione. Lo prevede un decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che nei prossimi giorni verrà pubblicato in Gazzetta ufficiale. Diciassette pagine di indicazioni che fissano tempi e necessità, andando oltre a una norma che ha penalizzato molte società gestrici di impianti di arroccamento, ma anche enti locali, sempre più in difficoltà a fare investimenti per realizzare nuove seggiovie e cabinovie. "Abbiamo lavorato molto con i tecnici del Mit e Federfuni - spiega l'onorevole Enrico Borghi, presidente dell'Intergruppo parlamentare per lo Sviluppo della Montagna - per risolvere uno storico problema del territorio, sottoposto più volte al Ministero e ai Parlamentari dagli attori della principale filiera economica delle Alpi e degli Appennini. Eliminata la vita tecnica per gli impianti realizzati negli ultimi 15 anni, arrivano nuove regole per la manutenzione che comporta maggiore sicurezza a garanzia degli utenti. Finalmente diamo gambe alle indicazioni date dall'UE con la direttiva del 2003". Un lavoro importante, anche per superare difficoltà e limiti delle precedenti norme. "Molti Parlamentari hanno dimostrato grande attenzione al tema, recependo precise indicazioni dei gestori e dei territori - prosegue Borghi - Abbiamo agito per togliere l'Imu sugli imbullonati, abbiamo difeso il punto centrale, cioè che gli impianti di arroccamento in montagna sono impianti per di trasporto pubblico locale. Oggi abbiamo eliminato la vita tecnica che era rimasta solo in Italia e ci penalizzava rispetto ad altri Paesi UE, in particolare Svizzera e Francia. Anche su questo fronte si dimostra che i problemi si risolvono solo se chi ha responsabilità politiche e istituzionali sceglie di fare squadra e confrontarsi. Per la Montagna, gli Enti locali, sfide ambientali e territorio, non servono trionfi personali e mobilitazioni politiche dei singoli. Serve un lavoro corale di cui oggi i sindaci dei piccoli Comuni ci danno validi esempi nella costruzione delle Unioni montane. Tra mille criticità che stiamo affrontando, anche nella legge di stabilità, la strada dell'associazionismo intrapresa è quella giusta”.

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