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corta khat

DOMODOSSOLA – 16.12.2015 – Viaggiava sul treno Roma-Ginevra, diretto a un matrimonio di parenti in Svizzera, e nel trolley aveva con sé un “regalo”: 17,5 chili di chata edulis, un’erba dall’effetto euforizzante e psicotropo molto in voga nel corno d’Africa e in Yemen. Quella che comunemente viene chiamata “khat”, è una droga per la quale Mohamed Ali Said, 31enne nato a Mogadiscio e residente, come migrante regolare, in Sicilia, è stato chiamato dalla giustizia a rispondere. Detenuto da sei mesi nella casa circondariale di Verbania, oggi è stato giudicato con rito abbreviato dal gup di Verbania colpevole del reato di detenzione e traffico di stupefacenti, ricevendo una condanna a due anni, con la sospensione della pena e la scarcerazione. La droga, confezionata in 175 involucri di carta stagnola, non sfuggì al controllo dei finanzieri che salirono a ispezionare il convoglio ferroviario il 10 giugno. L’uomo fu fermato e arrestato. Difeso dall’avvocato Matteo Varesi, ha subito il processo nel quale il suo legale ha sostenuto come circostanze attenuanti il basso valore del principio attivo della droga (cioè la sua capacità psicotropa), la modesta quantità (17,5 chili sono circa 30 dosi) spiegando che era sua intenzione, come da tradizione nel suo paese, consumarla per festeggiare con i parenti il matrimonio. La catha edulis è un arbusto che può raggiungere le dimensioni di una piccola pianta. Le sue foglie piccole, lanceolate e con i bordi seghettati vengono masticate, più è ravvicinato l’uso rispetto al taglio, più alto è l’effetto, per almeno tre ore e rilasciano sostanze che hanno effetto analgesico e simile alle anfetamine. Nei paesi in cui è consumata il suo possesso è assimilabile a uno status symbol.

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