BEURA - 22-11-2022 - Con un breve video Suor Marcella Catozza, missionaria ad Haiti, ha introdotto domenica sera a Cosasca il racconto della sua presenza in uno dei Paesi più miseri del mondo, dove è arrivata nel 2006 dopo 5 anni passati nella Foresta Amazzonica, dove si trovava benissimo. Non era contenta all'inizio; si sentiva schiacciata dalla miseria della baraccopoli, nata sulla discarica comunale di Port Au Prince, che sarebbe diventata la sua nuova terra di missione. Racconta che l'Arcivescovo di Port Au Prince ha risposto alle sue obiezioni dicendole: "Porta Cristo e la Chiesa a questa gente". Suor Marcella ha impiegato 3 mesi solo per riuscire a entrarci: la baraccopoli era vietata ai bianchi. "Il Signore ti vuole in quella realtà lì e ti da un compito - commenta la relgiosa - Chiede alla tua libertà solo di dire sì". Dopo il terribile terremoto del 2010 Suor Marcella pensava che fosse tutto finito."Quando dimentico la ragione per cui sono lì, cado - dice - Ma ancora una volta il Signore mi ha riacciuffato, attrraverso uno Svizzero sonosciuto che ad un certo punto si è offerto di aiutarmi. Il Signore chiedeva solo che avessi la fede e il coraggio di dire "ok", di scommettere su Gesù Cristo". Racconta anche del suo tentativo di ribellarsi ad un sistema che rifiuta milioni di persone, condannandole a vivere nelle baracche: 5 o 6 famiglie di origine libanese gestiscono il potere economico in tutto il Paese e hanno interesse a mantenere la popolazione in quello stato. Ha scelto di portare alcuni bambini fuori da Haiti, in Italia, per farli studiare. "Quello che mi interessava era che capissero che c'è qualcuno che vuole loro bene" L'Italia, dice, dopo due anni li ha rifiutati; così li ha dovuti riportare in una Haiti ancora peggiore di quando l'avevano lasciata. Ogni quartiere delle baraccopoli è in mano a bande armate; 9 di queste hanno preso in ostaggio l'intera capitale. "Non funziona più niente, tutto è bloccato" dice la suora. "Hanno seminato il terrore per costringere la gente a ribellarsi al governo." A questo punto il racconto della misionaria diventa completamente spiazzante. "Quando riuscivo a parlare con qualcuno di loro non sentivo mai rabbia ma gratitudine per ciò che ricevevano; magari solo l'acqua piovana. In Italia sento gente che si lamenta di continuo; abbiamo tutto e non ci accorgiamo di chi ce lo da. Tagliando fuori Colui che è l'origine di tutte le cose, viviamo solo di pretese. Il popolo haitiano invece si lascia sfondare dalla misericordia di Dio. In quelle condizioni è capace ancora di far festa" Suor Marcella non è più riuscita a rientrare ad Haiti a causa della situazione attuale; la settimana scorsa questo esercito costituito dalle bande armate ha deciso improvvisamene di ritirarsi. Quando suor Marcella si stava preparando a partire, una banda armata si è stanziata proprio davanti al loro orfanotrofio; le hanno detto che non vogliono più bianchi, che se torna ad Haiti le tagliano la testa. "Non so cosa il Signore mi stia chiedendo in questo momento" dice - ma di fronte a ogni cosa la domanda deve esser questa: Signore cosa vuoi che faccia? Io so che in questa circostanza dolorosa si sta compiendo il bene mio e dei miei bambini". Ricorda un'altra missionaria italiana, Suor Luisa, ammazzata l'estate scorsa. "Sappiamo che il mistero di amore più grande in assoluto è Cristo sulla Croce; più grande di quando ha moltiplicato i pani, ha resuscitato Lazzaro". Per questo ha concluso la sua testimonianza chiedendo ai presenti di pregare per lei. Durante l'incontro, organizzato dalle parrocchie di Beura, Cardezza, Cuzzego, Cosasca e Prata, sono state raccolte offerte per la missione di Suor Marcella.
Mauro Zuccari


