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DOMODOSSOLA- 27-02-2016- “Eulsap non è il solito carro da far girare per portare ad casa un po' di soldi e un po' di progetti. L'Europa si è finalmente accorta della montagna. Questa non è una macroregione ma una strategia e dobbiamo cogliere il senso vero dell'operazione". Così ha detto l'onorevole Enrico Borghi, presidente nazionale dell'Uncem e presidente dell'Intergruppo parlamentare per lo sviluppo della montagna, stamani a Caraglio chiudendo l'incontro sulla Strategia macroregionale alpina: "Serve chiarezza sulle scelte - ha proseguito Borghi - Per la Germania le Alpi sono il rifugio del guerriero, luogo di turismo, riposo, loisir. Da noi le Alpi (ne abbiamo il 42%) sono realtà di comunità. È una cosa molto più complessa. Anche per questo a Roma serve un'azione sinergica sul piano nazionale. Dobbiamo declinare in maniera corretta la sussidiarietà. E ne parleremo giovedì 3 marzo alla Camera. Roma non deve dettare le linee, ma di Eusalp si devono occupare le Regioni. Nella sfida e nella scommessa politica ci sta il riordino del rapporto tra città e montagna. Oggi i principali fattori innovativi del Paese non arrivano dalla città, dove è in atto in realtà una cristallizzazione: basti guardare a Torino, in tal senso! Oggi i territori rurali danno i segnali più innovativi in settori decisivi come ambiente, cultura e agrifood. I temi che pone Eusalp incrociano il principio di sussidiarietà, cioè i compiti di Stato, Regione e autonomie locali. A Lubiana abbiamo scoperto che per la gestione gli sloveni si erano messi d'accordo con austriaci e tedeschi e ci hanno dato l'arrivederci fra tre anni. E che lombardi e trentini avevano messo in atto un'alleanza che taglia fuori tutte le Alpi occidentali. Questo non va bene. Una regione che si chiama Piemonte non può star fuori. Dobbiamo cambiare marcia e accelerare. Dobbiamo avere più protagonismo. Eusalp è una politica. Dobbiamo attuare temi come crescita sostenibile, uso risorse e connettività non come logica settoriale ma trasversale. Dobbiamo in Piemonte chiudere fase riorganizzazione governance. Non discutiamo più dello strumento, ma cosa dobbiamo fare. E in questo la Regione Piemonte deve cambiare marcia, perché non esiste un Strategia alpina senza il Piemonte. Occorre determinazione e chiarezza: Eusalp non è la Padania in sedicesimo, e non possono esserci doroteismi  o malposte convenienze di vicinanza con la Lombardia  ad impedirci  di chiarire questi elementi di fondo. Il Piemonte sia meno timido all'esterno, e più determinato al suo interno: i fondi Fesr, per capirci, devono essere ricondotti a questa pianificazione. Eusalp rimanda al collegamento tra Unioni montane e città del fondovalle. Le Unioni non devono chiudersi nel fortino. Abbiamo bisogno di questa connessione, non come elemento finale dell'esodo, ma come strumento per legare territori montani e di pianura. Eusalp - ha concluso Borghi - è una strada da intraprendere, e una grande opportunità per modernizzare l'apparato burocratico delle nostre realtà istituzionali. Troppi funzionari hanno ancora il software degli anni 80 e 90. Non possiamo continuare a immaginare un mondo che non c'è più. Laddove sono messi nelle condizioni di operare, i territori vincono le scommesse. Così dovrà essere anche per Eusalp”.

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