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VARZO- 14-04-2016- Potremmo chiamarla la “farfalla dell'Ossola”,

il suo nome scientifico è Erebia christi , ma è conosciuta come “Erebia dei ghiacciai”, specie rara e unica al mondo che vive esclusivamente all’interno dei parchi naturali dell’alpe Devero, dell’Alpe Veglia e in Alta Valle Antrona, oltre a poche altre località oltre confine. Un poster (qui scaricabile) con i primi risultati scientifici dello studio sulla “Erebia dei ghiacciai” è stato presentato ad un simposio internazionale a Wageningen in Olanda (31 marzo - 2 aprile), dove studiosi e ricercatori si sono riuniti per confrontarsi sul futuro delle farfalle in Europa. Le farfalle sono insetti utili per l’impollinazione come le api o i bombi e sono una parte importante della diversità biologica alpina, al pari di uccelli e mammiferi. Le Aree Protette dell’Ossola la scorsa estate ha intrapreso un progetto di monitoraggio di questa rara e sconosciuta farfalla, classificata “VU” (Vulnerabile) nelle liste rosse IUCN e specie a protezione assoluta per l’Europa.

“La conservazione è uno dei principali obiettivi che un parco naturale deve proporsi e rispettare” spiega Ivano De Negri, direttore del Parco, “conoscere la biologia e l’andamento delle popolazioni di specie rare o minacciate, è indispensabile per garantire la loro sopravvivenza e la disponibilità di habitat”. Grazie alla ricerca sul campo dei naturalisti Andrea Battisti, Matteo Gabaglio e Radames Bionda, con il supporto scientifico di Simona Bonelli, docente all’università di Torino, è stato possibile scoprire molto sulla distribuzione e sull’ecologia di questa specie. Nonostante i risultati di conoscenza siano stati superiori alle aspettative, è stata appena svelata la punta dell’iceberg sotto cui si celano altri misteriosi aspetti della vita di questa farfalla.

Erebia dei ghiacciai è un lepidottero in grave declino a livello globale, a causa delle eccessiva specializzazione a rigorose condizioni ecologiche e potenzialmente del collezionismo (Leigheb 1976). E’ specie inclusa negli Allegati II e IV della Direttiva Habitat e negli Allegati II e X della Convenzione di Berna; rientra nella categoria IUCN delle specie Critically Endangered (cod. B1, B3b,d, C2a).
Si rinviene in praterie alpine tra i 1300 e i 2100 metri di quota, nei versanti con esposizione a sud e abbondante Festuca ovina e esemplari isolati di Larice (Larix decidua) e Abete rosso (Picea abies).
La distribuzione della specie è molto frammentaria e limitata a sole 7 località conosciute: in Svizzera meridionale, con 5 popolazioni nel Vallese, e in Italia, con i due siti piemontesi Alpe Veglia e Valle Antrona, entrambe nella Provincia del Verbano Cusio Ossola (Leigheb 1976).
La specie è in declino nel suo areale svizzero e nel 1982 l’apertura di una nuova strada ha distrutto la più importante popolazione elvetica conosciuta (Sonderegger, 1995). L’Alpe Veglia è uno dei due soli siti conosciuti di presenza di Erebia christi in territorio italiano e nell’Unione Europea (il secondo è la Valle Antrona, a pochi chilometri di distanza). Non è possibile fornire stime sulla popolazione presente nell’Alpe Veglia e sul suo attuale status di conservazione per carenza di specifici studi in tempi recenti. Le sole altre 5 popolazioni conosciute sono localizzate nel limitrofo Cantone Vallese, in Svizzera. La superficie di habitat potenzialmente idoneo alla specie (Festuco – Brometalia) assomma a ca. 90 ha.

 

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