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ROMA- 11-10-2016- Riunione di presentazione alla Camera, ed alla presenza

del ministro per le riforme Elena Boschi, del comitato “Si per le montagne, montagne per il si” fondato da un gruppo di aderenti al Pd tra cui i vertici dell'Uncem, l'associazione che raggruppa i piccoli comuni montani guidata dall'onorevole ossolano Enrico Borghi, che in un comunicato stampa spiega le ragioni dell'iniziativa: “Lo Stato che si trasforma, che cambia e che migliora le sue Istituzioni per renderle più vicine ai cittadini, riparte dalle istanze dei territori e dagli Enti locali- così Borghi- la recente approvazione all’unanimità alla Camera dei Deputati del disegno di legge su piccoli Comuni, territori montani e centri storici, pronto a essere esaminato dal Senato, inverte questo percorso e riconfigura un’attenzione del Governo Renzi e del Parlamento per le aree montane e interne, peraltro oggetto di una specifica Strategia con oltre 190 milioni di euro di risorse statali investite cui si sommano 500 milioni di fondi europei veicolati per il tramite delle Regioni.

Il Referendum costituzionale di dicembre rimarca questa necessità e questa attenzione segnando una ulteriore discontinuità rispetto al passato. L’articolo 44, secondo comma, della Costituzione – base per tutte le nostre politiche, nazionali e locali – assume con la riforma costituzionale una piena e concreta attuazione. Dando ai territori un nuovo protagonismo.

Con la riforma costituzionale, per la prima volta, si istituzionalizza il governo di area vasta montana, la governance della montagna in senso completo. Non più solo circoscritte previsione normative, ma l'opportunità di un sistema di governo della montanità, titolare di un’organizzazione e di un complesso di funzioni differenziali, qual è la specificità montana.

Ecco perché bisogna conoscere a fondo presupposti, impianto e obiettivi della riforma costituzionale. Come politici, Sindaci e Amministratori delle aree interne e montane crediamo si debba avere pienamente coscienza del nuovo potenziale assetto istituzionale, che apre nuove prospettive per i nostri territori.

Un nuovo assetto istituzionale che recupera e corregge errori fatti in passato, politiche lanciate senza prevedere le ricadute, senza un coordinamento tra le Regioni, iter legislativi e normativi bloccati nel rimpallo tra le due Camere (si pensi al ddl piccoli comuni bloccato per ben tre legislature dal bicameralismo perfetto!)

Scenari che verranno corretti con la riforma costituzionale, se vince il Sì al Referendum.

Quattro i punti, in particolare, della riforma costituzionale che sono molto rilevanti per le zone montane e le aree interne e rurali.

1. Il riconoscimento delle peculiarità delle aree montane, secondo quanto previsto dalle norme transitorie dell’articolo 40 comma 4: “per gli enti di area vasta, tenuto conto anche delle zone montane, fatti salvi i provvedimenti ordinamentali generali relativi agli enti di area vasta definiti con legge dello Stato, le ulteriori disposizioni sono adottate con legge regionale”.

Un passaggio di fondamentale importanza che significa, in sostanza, che le Regioni, nel riordinare le funzioni già provinciali, dovranno tenere conto delle peculiarità delle zone montane e articolare i nuovi enti comunali di area vasta che sostituiranno le province in maniera rispettosa delle peculiarità dei territori montani.

2. La competenza sulle Unioni di Comuni ritorna ad essere statale, infatti il nuovo articolo 117 lettera p stabilisce che tra le materie di legislazione esclusiva dello Stato viene ricompresa anche la competenza in materia di “disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni”. Con questa sostanziale innovazione, rispetto alle politiche di riordino e riorganizzazione istituzionale fino ad oggi adottate, finisce finalmente l’era del “riordino fai-da-te” dei Comuni, differente da Regione a Regione che ha visto un florilegio di enti nati per governare l’associazionismo intercomunale. Si pone il modello unico delle Unioni dei Comuni, (che nei territori montani diventano Unioni dei Comuni montani) evitando così confusioni, rinvii e rimpalli di competenze che hanno contrassegnato in questi anni il processo di riordino amministrativo comunale.

3. Non vi saranno più materie concorrenti tra Stato e Regioni. Ciascuno esercita una competenza, con le sue necessità e opportunità. Non vi saranno più accavallamenti di uffici e strutture, di decisori politici, di scelte rimpallate e mai prese. Così diminuiscono i costi e si crea efficienza, a vantaggio degli Enti locali e dei cittadini.

4.Fondamentale il tema della rappresentanza. Con il nuovo Senato diventa più efficace, coinvolgendo i Comuni, le Regioni con i Consiglieri regionali eletti dai cittadini. Uno Stato più semplice, snello e meno carico di burocrazia. Il nuovo Senato dei Sindaci e dei Consiglieri sarà investito di una funzione molto importante: parteciperà alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea e ne verificherà l’impatto sui territori. Per le aree montane e interne questa è una novità molto significativa, visti i tanti provvedimenti che Bruxelles emana e anche per i molti i progetti comunitari coordinati dall’UE in materia di sviluppo locale, ambiente, agricoltura, infrastrutture.

Montagne per il SI è un comitato che nasce da chi ogni giorno lavora per le comunità, da chi tiene in vita le aree montane e interne, presidia la democrazia e la plasma, con legami forti e autentici con i cittadini. Sono l’Anima del Paese, teste e luoghi dell’innovazione, capaci di avere nuova linfa grazie alla riforma costituzionale. Basta un SI lo dicono anche le Montagne. Un SI per le Montagne italiane, ma anche le Montagne che dicono SI a uno Stato più democratico, più europeo, più vicino”.